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Flora del Vulture: il Faggio

4 aprile 2020

Oggi parleremo del Faggio, Fagus sylvatica, appartenente alla famiglia delle Fagaceae. L’albero può raggiungere altezze fino ai 35 mt e sul Vulture è presente sia ad 800-1000 mt che a 500 mt nell’area di Monticchio laghi. Ci sono alberi vetusti, cosidetti padri, così come faggete in formazione. Le faggete sono stupende in ogni stagione dell’anno sia d’inverno con i loro tronchi nudi e grigi che in primavera al loro risveglio. Sono però incantevoli in autunno quando cominciano a cambiare colore le loro foglie e il paesaggio diventa tutto giallo ocra: per questo molti amanti della fotografia o della pittura preferiscono ritrarli durante il foliage che nel Vulture prosegue fino all’inverno soprattutto a Monticchio laghi. Un discorso a parte meritano le radici dei faggi che sono incredibilmente contorte e avviluppate sui pendii inglobando al loro interno massi e terra.

I Galli avevano dedicato il Faggio ad Andrasta, la dea della guerra, e per questo uccidevano i nemici ai piedi di questi alberi affinché il loro sangue scorresse sulle radici e alimentasse la dea. Per i Celti invece aveva a che fare con l’eloquenza e permetteva di comunicare con gli antenati e simboleggiava longevità e prosperità. In Grecia il faggio insieme al gufo era l’albero sacro ad Atena.

Le faggete sono prevalentemente pure ma si possono trovare anche miste con l’Abete bianco. Il suo legname elastico e resistente viene utilizzato per fare remi, mobili, strumenti musicali (chitarre, violini, pianoforti), traversine ferroviarie, pellet o legna per l’affumicatura dei salumi. La foglia del faggio è stata usata come simbolo dei XVI Giochi olimpici di Albertville ma le foglie che cadono copiose in un bosco si usano anche per far pascolare gli animali o per coprirsi, se si costruisce un rifugio dove trascorrere la notte o si è in attesa di soccorsi.

La chioma del Faggio ha una forma conico-globosa, che tende ad ampliarsi durante lo sviluppo della pianta. Nella sua vita, l’albero mantiene un fogliame ricco e denso che sembra procedere verso l’alto senza fine. Il tronco è dritto, la corteccia liscia e a tratti lucente. Il fusto è densamente ramificato e dai rami spuntano foglie picciolate di forma ovale ed ellittica, lucide su entrambe le pagine e più chiare nella pagina inferiore, con una sottile peluria sulle nervature sono disposte in modo alterno sul ramo. A volte sulle foglie compaiono delle galle che contengono al loro interno piccolissimi insetti. I fiori del faggio sono unisessuali e dopo la fioritura lasciano il posto a due frutti per ogni cupola. I frutti sono degli acheni, detti “faggiole”, e somigliano a delle piccole castagne triangolari, racchiuse a due a due in un involucro legnoso ricoperto da aculei morbidi. Una volta privati del pericarpo tossico, si possono consumare arrostiti al posto di castagne, nocciole o mandorle mentre se vengono tostati sono un surrogato del caffè. Alcune specie della fauna selvatica, compreso il cinghiale, ne sono molto ghiotte. L’olio estratto dai semi, di colore pallido e sapore dolciastro viene utilizzato come condimento e un tempo anche come combustibile.

La corteccia e le gemme sono molto utilizzate in erboristeria per le proprietà sedative, lenitive, antipiretiche e antinfiammatorie. Il decotto di corteccia è molto utile per abbassare la febbre alta, per prevenire l’influenza ed i disturbi respiratori come asma e bronchite. Tra i fiori di Bach, il preparato Beech non è altro che Fagus sylvatica, indicato per aiutare l’individuo a ritrovare se stesso e per risolvere insicurezze e imperfezioni caratteriali.

 

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Mariantonietta TudiscoVisualizza tutti i Posts

Mariantonietta è una persona eclettica e sognatrice, ama la Natura e vivere all'aria aperta. Ha tante competenze e si è sempre ben espressa in ogni ambito lavorativo che ha richiesto lavoro di equipe. Si occupa di progettazione ambientale per il pubblico ed il privato, di agriturismo e fattorie didattiche, di consulenza alle imprese, agli enti o agli agricoltori, di formazione post diploma con enti accreditati, di animazione del territorio e proposte di itinerari. Negli ultimi anni propone il Vulture-Melfese come territorio da vivere esplorare con escursioni, hiking, corsi di escursionismo di base, corsi benessere, corsi yoga

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