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Flora del Vulture: la Ginestra

4 aprile 2020

Oggi parliamo della ginestra. Sul Vulture ci sono due specie: la ginestra odorosa, Spartium junceum L., e la ginestra dei carbonai, Cytisus scoparium L. Queste due specie sono molto simili nel portamento e nella fioritura; l’unica differenza è che la ginestra dei carbonai ha delle foglioline lungo il fusto. La ginestra è stata celebrata nelle poesie di Leopardi e d’Annunzio, è una pianta tipica della macchia mediterranea ed è stata impiegata fin dall’antichità come pianta da fibra. Popoli antichi, quali Fenici, Cartaginesi, Greci e Romani, la usavano per la produzione di manufatti vari e tessuti grossolani. In tempi più recenti, il momento di maggiore attenzione verso la ginestra risale alla seconda guerra mondiale, epoca in cui vi era scarsa disponibilità di piante da fibra alternative. Negli anni ’90 si cercava di utilizzare la sua fibra per gli aereomobili, mentre studi sulla pianta la indicavano quale possibile cura contro il cancro.

La ginestra appartiene alla grande famiglia botanica delle Leguminosae. A questa famiglia appartengono anche fagiolini, fave, piselli, lenticchie, ceci, arachidi, ma a differenza di quest’ultime i frutti della ginestra sono tossici così come tutte le parti della pianta se ingerite. Caratteristica che accomuna invece tutte le leguminose, indicate anche come Papilionaceae, è quella di avere un fiore che ci ricorda una farfalla ad ali spiegate.

La ginestra odorosa è una pianta con portamento cespuglioso, con altezze variabili fino a 3 m, la pianta sopporta i venti forti, cresce lungo i pendii e sopporta anche il vento salmastro; dopo aver colonizzato e migliorato i terreni nudi o degradati o dove è passato il fuoco, lascia il suolo ad altre specie che altrimenti da sole non riuscirebbero a svilupparsi. Ha quindi un’importante compito in ambito forestale. Cresce bene in diversi tipi di terreno, anche nei più difficili, ma soprattutto in quelli derivanti da rocce eruttive. Il fusto ha consistenza legnosa, forma cilindrica, le ramificazioni sono verde intense, comprimibili ma molto tenaci. Le foglie sono di tipo semplice e sono distanziate tra loro e rade, la superficie è glabra. I fiori sono di tipo ermafrodita, i racemi ascellari sono posti alle estremità ed hanno una corolla gialla. L’impollinazione è entomofila e poiché è una pianta mellifera si ottiene un ottimo miele monofloreale. Il frutto è un piccolo legume, di forma appiattita e allungata, di colore nero o marrone scuro. L’attività vegetativa ha inizio con il germogliamento in marzo a cui segue un accrescimento intenso nei mesi tra aprile e giugno. La fioritura si verifica in maggio-luglio mentre la maturazione dei frutti avviene a fine estate.

La ginestra contiene dei sali: la sparteina, responsabile dell’azione tonica per il cuore e la scoparina, responsabile dell’azione diuretica. Utilizzando i fiori raccolti appena schiusi si realizza un infuso diuretico utile contro la idropsia. Inoltre sono presenti anche zuccheri, gomme, acido palmitico, paraffina e furfurolo. Ha un importante azione sedativa, lassativa e vasocostrittrice. La ginestra va usata con moderazione a causa della sua tossicità, inoltre poiché contiene la tiramina non è adatta in caso di ipertensione. Bisogna evitare l’assunzione di questa pianta durante la gravidanza e l’allattamento, e in caso di infezioni o infiammazioni a carico dei reni. Tramite il processo di distillazione, dai fiori della ginestra si ricava l’olio essenziale che viene usato nella cosmesi naturale per la produzione di profumi; con l’estrazione, invece, dai fiori della ginestra si ricava un rimedio omeopatico utile per la salute dei reni.

Con i rami della ginestra legati assieme si realizzavano scope per la pulizia dei camini mentre i rami fioriti si utilizzavano in casa a scopo ornamentale durante la pentecoste.

Come pianta da fibra, invece, era molto importante. L’estrazione della fibra di ginestra era preceduta dalla raccolta degli steli in mazzi sistemati poi a macerare. Completata la macerazione, i fasci presentavano una buccia che si staccava facilmente. La scorticatura era realizzata scartando la parte esterna e separandola dalla fibra. I fasci poi erano essiccati e la battitura era realizzata a mano con un bastone di legno finché la fibra non acquisiva un colore perfettamente bianco. Il residuo morbido era poi utilizzato per imbottire i materassi, mentre quello legnoso, una volta essiccato, era usato per avviare il fuoco. I filamenti destinati alla filatura erano pettinati e passati sopra una tavola di legno chiodata fino a ottenere una fibra sottile per tessuti leggeri. Poi la fibra era trasformata in filato mediante l’utilizzo di rudimentali attrezzi fatti a mano quali “la conocchia” che serviva a raccogliere la fibra, o il fuso che compattava torcendo e assottigliando le fibre lavorate. L’uso dell’arcolaio, permetteva, grazie ad una ruota motrice fissata a un supporto, di velocizzarne la raccolta e rendere uniforme il diametro del filo. Infine il filato era raccolto e pronto per la tessitura di lenzuola, tovaglie, indumenti, corde e sacchi, mentre con gli scarti derivati dall’estrazione della fibra grezza s’imbottivano i materassi. Questa pratica ormai è scomparsa sebbene nei paesi arberesche c’è una lunga tradizione. Al momento solo nel Pollino esiste il Museo dedicato alla ginestra e le donne continuano a tessere con la sua fibra mentre nella nostra realtà questa pratica si è persa.

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Mariantonietta TudiscoVisualizza tutti i Posts

Mariantonietta è una persona eclettica e sognatrice, ama la Natura e vivere all'aria aperta. Ha tante competenze e si è sempre ben espressa in ogni ambito lavorativo che ha richiesto lavoro di equipe. Si occupa di progettazione ambientale per il pubblico ed il privato, di agriturismo e fattorie didattiche, di consulenza alle imprese, agli enti o agli agricoltori, di formazione post diploma con enti accreditati, di animazione del territorio e proposte di itinerari.

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