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Flora del Vulture: il Cipresso calvo

14 aprile 2020

Oggi parleremo del cipresso calvo, detto anche cipresso di palude, Taxodium distichum L., che appartiene alla famiglia delle Taxodiacee ed è una conifera originaria delle zone paludose della Florida e del Golfo del Messico. E’ stata introdotta in Europa nel XVII sec per adornare giardini e ville nobiliari. Richiede clima umido, non troppo freddo e non ama il gelo.

Si tratta di un albero maestoso e longevo che può raggiungere un’altezza di 40 mt, con il tronco dalla corteccia bruno-rossastra, dilatato alla base, tanto da sembrare una zampa d’elefante. Il tronco diritto presenta una scorza grigio-fulva o bruno-grigiastra, sfibrata longitudinalmente. Ha una chioma piramidale e foglie decidue, aghiformi, piatte e molli, di colore verde chiaro, che sono opposte nei rametti dell’anno e alterne in quelli più vecchi. In autunno le foglie, ancora attaccate ai rametti più giovani, cambiano colore e arrossano prima di cadere, ricoprendo il terreno circostante. I fiori maschili sono raggruppati in amenti, quelli femminili sviluppano coni rotondi di colore verde che a maturità diventano marroni e si disfano completamente facendo cadere due semi più o meno triangolari. La principale caratteristica è data però dalle radici, che sono piantate profondamente nel fango stagnante, poco o per niente ossigenato: da esse sporgono alcune ramificazioni al di sopra del normale livello dell’acqua e ad una certa distanza dal tronco che si chiamano pneumatofori. Queste caratteristiche radici aeree crescono all’esterno del suolo e permettono all’aria di entrare e circolare all’interno della radice. Per queste sue caratteristiche il cipresso calvo è molto comune in parchi e giardini, anche storici, vicino a laghetti, stagni o corsi d’acqua. A Monticchio laghi, invece, con mia grande sorpresa questi esemplari si sono resi visibili dopo la pulizia di molti varchi verso il lago grande: sul bordo del lago grande si trovano allineati diversi esemplari vetusti che si sono ben conservati nella foresta dove la manutenzione del verde era un chimera. Non nego di aver fantasticato di essere in un bosco delle fate quando per la prima volta li ho visti perché c’era la nebbia e fiochi fasci di luce che penetravano nel sottobosco: il paesaggio adatto per raccontare belle storie.

 

 

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Mariantonietta TudiscoVisualizza tutti i Posts

Mariantonietta è una persona eclettica e sognatrice, ama la Natura e vivere all'aria aperta. Ha tante competenze e si è sempre ben espressa in ogni ambito lavorativo che ha richiesto lavoro di equipe. Si occupa di progettazione ambientale per il pubblico ed il privato, di agriturismo e fattorie didattiche, di consulenza alle imprese, agli enti o agli agricoltori, di formazione post diploma con enti accreditati, di animazione del territorio e proposte di itinerari.

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