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Flora del Vulture: l’Ippocastano

14 aprile 2020

L’Ippocastano o castagno d’India, Aesculus hippocastanum L., è un albero appartenente alla famiglia Sapindaceae. È molto usato come ornamentale nei viali o come pianta isolata. Crea una zona d’ombra molto grande e fitta, é un albero antichissimo, probabilmente un residuo dell’era terziaria. Data la somiglianza tra i suoi frutti e quelli del Castagno, gli antichi tentarono di mangiarne i frutti, ma ben presto rinunciarono poiché i frutti dell’ippocastano sono tossiche per l’uomo. Al contrario, alcuni animali selvatici consumano la castagna che viene soprannominata “matta”. Si dice che i cavalli mangino le castagne d’India, ma questo non è vero, anche se si racconta che i Turchi dessero la polvere derivante dalle castagne d’india ai cavalli per guarirli dalla tosse. L’ippocastano è stato introdotto a Vienna nel 1591 da Charles de l’Écluse e a Parigi, da Bachelier, nel 1615 come albero ornamentale. Longevo e rustico, tollera le basse temperature e non ha particolari esigenze in fatto di suolo, anche se cresce meglio nei terreni fertili. È poco resistente alla salinità del terreno e agli agenti inquinanti atmosferici, ai quali reagisce con arrossamento dei margini fogliari e disseccamento precoce della lamina.

A Monticchio Bagni c’è un boschetto in Casa Lanari ed il viale principale della frazione è adornato con questi alberi. Anche vicino all’abbazia di San Michele a Monticchio Laghi dove sono posizionati i tavoli con le panche c’è un filare con questo esemplare. A Melfi, invece, ci sono nel giardino storico dell’attuale Istituto Commerciale “Gasparrini”.

E’ una pianta che può raggiungere 30 metri di altezza; presenta un portamento arboreo elegante ed imponente. La chioma è espansa e molto compatta. L’aspetto è tondeggiante o piramidale, a causa dei rami inferiori che hanno andamento orizzontale.

I rami sono lenticellati, presentano grandi gemme opposte, rossastre, ed una terminale di notevoli dimensioni. La corteccia è bruna e liscia e si desquama con l’età. La foglia dell’ippocastano è composta, decidua, palmato-settate. Il margine è doppiamente seghettato, la nervatura risulta ben marcata, sono di color verde brillante nella pagina superiore e verde chiaro, con una leggera tomentosità sulle nervature, in quella inferiore.

La pianta ha fiori ermafroditi a simmetria bilaterale, costituiti da un piccolo calice a 5 lobi ed una corolla con 5 petali bianchi, spesso macchiati di rosa o giallo al centro, sono riuniti in infiorescenze a pannocchia di grandi dimensioni. La fioritura avviene nei mesi di aprile – maggio e questi fiori sono visitati dalle api che ne raccolgono il polline rosso cremisi ed il nettare da cui producono un miele chiaro.

I frutti sono grosse capsule rotonde e verdastre, munite di corti aculei, che si aprono in tre valve e contengono un grosso seme o anche più semi di colore bruno lucido e sferico; prendono il nome di castagna matta. Hanno un sapore amaro e sviluppano un odore molto sgradevole durante la cottura; sono leggermente tossici quindi non commestibili.

I ricci dell’ippocastano presentano aculei radi e tozzi ed il seme ha una germinabilità limitata nel tempo che non gli permette di riprodursi bene in maniera naturale. L’apparato radicale è abbastanza superficiale e molto esteso, tanto da causare danni al manto stradale o agli edifici in alcuni casi. La fioritura è molto profumata e attira gli insetti, il suo polline non è allergenico.

Dal 1985 si è diffusa in Europa una farfalla, la Cameraria ohridella, che minaccia questa specie provocandone l’indebolimento e il disseccamento a seguito delle gallerie scavate dalle larve all’interno delle lamine fogliari. L’ippocastano è colpito da Guignardia aesculi, agente di danno dell’antracnosi dell’ippocastano, malattia delle foglie che porta al precoce disseccamento seguito da filloptosi.

Nel passato i frutti venivano utilizzati come mangime per animali da cui deriva il nome, letteralmente castagno per cavalli. I semi venivano utilizzati per produrre farina e, dopo averli tostati, un surrogato del caffè. I frutti hanno un effetto moderatamente narcotico. Il legno è di cattiva qualità. La corteccia era usata come febbrifugo. In alcune zone d’Italia è ancora vivo l’uso di portare con sé una “castagna d’india” come talismano contro il contagio delle malattie da raffreddamento o contro il mal di testa. L’ippocastano è uno dei fiori di Bach, White chestnut.

Le parti utilizzate sono la corteccia e i semi, ovvero le castagne, che vengono raccolte nel mese di ottobre e poi essiccate al sole. Le loro potenti proprietà benefiche ne fanno un valido rimedio sia in fitoterapia che in medicina sui problemi che riguardano in particolar modo il microcircolo venoso. L’ippocastano è uno dei rimedi più utilizzati in estetica, erboristeria e medicina perché è in grado di ridurre i gonfiori, stimolare il riassorbimento di tessuti congestionati. Esso infatti agisce smaltendo scorie e tossine e quindi drenando le infiammazioni tessutali e venose; è infatti il rimedio più utilizzato dagli angiologi per intervenire su insufficienza venosa e vene varicose.

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Mariantonietta TudiscoVisualizza tutti i Posts

Mariantonietta è una persona eclettica e sognatrice, ama la Natura e vivere all'aria aperta. Ha tante competenze e si è sempre ben espressa in ogni ambito lavorativo che ha richiesto lavoro di equipe. Si occupa di progettazione ambientale per il pubblico ed il privato, di agriturismo e fattorie didattiche, di consulenza alle imprese, agli enti o agli agricoltori, di formazione post diploma con enti accreditati, di animazione del territorio e proposte di itinerari.

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